Marinai di Terraferma

Forum dei marinai carrellatori
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 Oggetto del messaggio: Quella volta è successo che ...
MessaggioInviato: 15/11/2009, 18:12 
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In mancanza di mare vicino e di cose successe ieri, propongo di 'raccontarci' a mezzo di fatti, aneddoti, esperienze: pericoli, cose comiche o tragicomiche, suggestioni, illusioni, insomma scriviamo qui per far pensare, per ammonire, per far ridere?

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 Oggetto del messaggio: Re: Quella volta è successo che ...
MessaggioInviato: 15/11/2009, 18:13 
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E naturalmente, do l'avvio....

Nulla di grave, ma istruttivo, ex-post...
Traversata con partenza dall'Argentario, mèta La Maddalena, Agosto; due Harmony CBS, skipper XX su Le S***le del C**no, io su Ar**lla, equipaggi sufficientemente inesperti, ma 'possibili'.
Imbarco, cambusa di fino (quella di base già fatta a Roma la settimana prima), barche a posto, si salpa.
Non sono alle prime armi, ma l'impegno e la responsabilità mi tengono sveglio, per troppo tempo.
Ci aspettiamo una smotorata, invece arriva un bel Sud 3-4, navigazione attenta, veloce... troppo veloce.
Arriviamo infatti di là in piena notte, invece che all'alba come previsto (nelle traversate, l'arrivo all'alba consente il riconoscimento dei luoghi a mezzo dei fari, ancora accesi, e dello skyline già visibile).
Il mare formato non ci consente di controllare reciprocamente la posizione: dall'altra barca vedono abbastanza bene le mie luci in testa d'albero, io invece non vedo che raramente le loro, fissate basse sul pulpito; miglioriamo la situazione mandando la mia barca, più visibile, a far da lepre (ma io, non vedendoli, non mi sento tranquillo).
Il vento comincia a girare verso SO, la manovra a vela richiede attenzione: nel buio è difficile regolare continuamente le vele, come necessario.
Per radio, decidiamo di temporeggiare in attesa della luce del giorno, per avvicinarci poi a Capo Ferro e poi entrare nello stretto e discretamente pericoloso percorso verso Maddalena. E temporeggiare significa 'girare in tondo' (altro non ci venne in mente), tenendo così impegnato e attento l'equipaggio.
In uno dei contatti radio (sempre in stand-by), inizio una conversazione da sotto coperta con l'altra barca, per concordare le prossime mosse... che non ho fatto io..! Qualcuno mi ha visto dal pozzetto: mi ero addormentato, in piedi, abbracciato a un tientibene della zona cucina, non rispondevo alla radio, perfettamente privo di reazioni..
Non è stata una bella sensazione...

Cosa ho imparato? facile: non strafare a scapito della propria lucidità; navigare 'di conserva' sì, ma non tanto da fare marmellata..

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 Oggetto del messaggio: Re: Quella volta è successo che ...
MessaggioInviato: 15/11/2009, 18:14 
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Giovedì, Savona, sera tardi. Imbarchiamo le vettovaglie lasciando le bimbe in auto a dormire stiviamo tutto subito ben bene e prepariamo la cabina per le piccole, siamo in 5 adulti (noi poco esperti + lo skipper), 2 bambini. Verso mezzanotte siamo pronti, mentre ci prepariamo un buon tè decidiamo con lo skipper la rotta per l'indomani.
Abbiamo 4 giorni, è primavera e fa più caldo comunque non abbastanza per fare il bagno, quindi propendiamo per tappe non troppo forzate e per porti con abitati nelle vicinanze. La meteo da ponente per 2 giorni e levante per i 2 successivi. Propongo Camogli, Santa Margherita forse le 5 terre e ritorno con una notturna fra il 3° e 4° giorno.
Come nei migliori racconti è o skipper a decidere. Si va a Alassio e poi a Sanremo, ritorno stesso percorso.

All'alba siamo pronti, chiamiamo per far alzare il ponte e usciamo. Lo skipper al timone, ritiro i parabordi e poi vado a mettermi la cerata e il salvagente. Usciamo nel lungo canale tutti in pozzetto mangiucchiando qualche biscotto, il vento soffia gentile da poppa.
Siamo fuori il vento rinforza, issiamo la randa, vado all'albero con uno al winch a recuperare poi apriamo tutto il genoa e ci mettiamo di bolina larga verso ponente, la barca sbanda le bimbe e i miei amici cominciano ad agitarsi, io sono già fradicio perché 2 onde mi hanno sommerso. 7 ore di bolina ci portano ad Alassio. Giunti all'ormeggio scendiamo dalla barca per fare 2 passi mentre lo skipper la lava e subito ci accorgiamo che il paese è lontanissimo, pulman e taxy non ce ne sono e i pochi negozi del porto sono chiusi il 1° maggio. Torniamo mesti alla barca e attendiamo che asciughi per fortuna che abbiamo una cambusa fornitissima. Infornata di patate e pomodori, torta di formaggio, bibite, sangiovese, caffè e ammazzacaffé. Mangeremo sempre bene anche grazie all'amica vegetariana allo skipper schifiltoso e alle bimbe che hanno stimolato la mia creatività culinaria.

Notte calma e riposante. L'alba leggermente nuvolosa ci vede riposati e pronti per un'altra giornata di vela. Obiettivo Sanremo. Usciti dal porto il mare si è ingrossato, chiedo di ridurre vela per le bimbe e di stare sottocosta in andatura ibrida (motore randa), non c'è gasolio. Skipper al timone vado ad issare, randa piena, genoa con 2 giri, falchetta in acqua, prua verso il largo. Nel tardo pomeriggio siamo a Sanremo, chiamiamo e ci assegnano un posticino in mezzo a 2 bestioni giganteschi con il pontile a 3 metri sopra le nostre teste, prese di corrente per megaiot. Riusciamo comunque a scendere per farci una doccia e 2 passi mentre si lava la barca; per aspettare che asciughi facciamo un bel giro lungo sul lungomare del porto vecchio. Tornati preparo cena, lo skipper ha poca fame perché nel frattempo si è mangiato gli avanzi del giorno prima. Omelette con prosciutto e formaggio, melanzane sott'olio, zucchine in padella, bibite, vermentino fresco.

La mattina mi spupazzo sti 2 km a piedi per andare a pagare, torno e mi preparo per la bolinata di ritorno. Ancora cerata completa, salvagente con life line, guanti e stivali. Usciamo, il mare residuo è piuttosto incazzato e a questo si aggiunge la nuova onda da est per il vento che, come previsto, è girato a levante. 30 nodi, 2 mani alla randa mezzo fiocco, chiedo se si può armare la trinchetta, il golfare è rotto. Mentre sono a prua a fissare i terzaroli un'onda frange in coperta e mi lava fino alla cintola. Il primo bordo è verso il largo per doppiare il capo. Dopo un'ora il mio amico mi chiede dove siamo - davanti a Sanremo - rispondo. Dopo 3 ore mi chiede dove siamo - davanti a Sanremo - rispondo. Alla 4a ora viriamo avvolgiamo il fiocco e mezzo randa e mezzo motore doppiamo il capo.
Il golfo di Genova non è dritto ma un ampio semicerchio, ecco quindi che doppiato il capo abbiamo acqua per poggiare e prendere vento e mare al mascone, ridiamo genoa e con la falchetta in acqua le bimbe in cuccetta, gli amici sotto lo spray hood, lo skipper al timone cominciamo la lotta contro i marosi. 11 ore e siamo ad Alassio. Stremati non andiamo a fare il giretto, ma ci chiudiamo sottocoperta mentre lo skipper lava la barca. Cena a base di pasta con le sarde, cotolette vegetali e finocchi al burro, bibite, niente vino. Lo skipper si mangia del cioccolato perché il menù non gli piace.

Ultimo giorno mancano poche miglia, per fortuna il vento è calato e il mare del giorno prima ora è più definito, non metto il sotto della cerata e riesco a non bagnarmi, 8 ore di bolina e siamo a Savona. Cena sontuosa allo yacht club a base, almeno per me, di enormi quantità di pesce. Svuotiamo la barca delle poche vettovaglie avanzate, saldiamo e partiamo per Milano.

La prossima volta senza skipper e la rotta la decido io.


ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale :wink:


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 Oggetto del messaggio: Re: Quella volta è successo che ...
MessaggioInviato: 15/11/2009, 18:15 
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Iscritto il: 05/11/2009, 18:02
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Insomma Tramp, te ci stimoli, e tocca tirar fuori le figuracce:
Primo giorno di mare in barca a vela.
Il motore si accende e poi si spenge, ma era stato controllato perdiana!!!! e a suon di bigliettoni.
Riparte ed è così tanta la voglia di andare che non si pensa ai rischi.
Poco dopo il motore si ferma in mezzo al canale di Marina di Pisa. Panico a bordo, cosa facciamo? ci sfracelliamo nelle banchine?
No buttiamo prontamente l'ancora. Nel frattempo Tommy aveva ben pensato di non riporre il mezzomarinaio a posto e nella concitazione cade in acqua.....ma nessuno se ne accorge. :cry:
Si vedono arrivare due in un gommone che con aria pietosa ce lo riconsegnano chiedendoci se avevamo bisogno. No no rispondiamo, ma ce ne saremmo pentiiti poco dopo. Il motore riparte dopo cinque minuti di prove, ma mica si pensa a tornare indietro? No, si prosegue....perseverare è diabolico :oops:
Dopo mezzo miglio il motore si riferma....e non ripartirà più se non nell'attimo in cui una giovane coppia che si era fermata "malvolentieri" per aiutarci ha potuto sollevarli da questa incombenza.
Dalle 10, 30 che eravamo partiti alle 14.00 eravamo anora lì in mezzo al canale a dannarsi con quel maledetto motore che non si accendeva. Avevamo buttato l'ancora tre volte e la gente ci guardava incuriosita dalle sponde dell'Arno e dalle barche. Poveracci, avranno pensato.
Ad un certo punto decisi che il motore non poteva funzionare più. Cosa fare? fermare qualcuno e farsi trainare? quasi impossibile! Allora si telefona al responsabile/ proprietario dell'ormeggio che, ovviamente, se ne frega: NON RIENTRA NEI SUOI COMPITI.
Nel frattempo un elicottero della Guardia Costiera ci tiene d'occhio dall'alto. Cosa facciamo? Chiamiamo il 1530? Ci manderebbero a quel paese, mica siamo in pericolo di vita.
Proprio nel momento di maggior disperazione si alza un bel venticello di mare. Nonostante le titubanze di tutti che mi davano del matto, visto che era severamente vietato andare a vela nel canale, tiro prontamente su l'ancora e alzo il fiocco. :) ...e via. Va tutto bene per le due miglia che ci separavano dal nostro ormeggio. Lo vediamo in lontananza, un sospiro di sollievo, ci avviciniamo e via ritiriamo prontamente il fiocco. Tommy stimonava per avvicinarci, le donne ai lati per controllare i bordi e io a prua per comandare le operazioni.
Barca perfettamente entrata al suo posto senza alcun danno. MIRACOLO!!, abbiamo passato quattro ore "d'inferno", ma alla fine abbiamo avuto anche tanta fortuna. E' lì che ho cominciato a pensare: la vita di mare è dura!! :D

P.S.: il motore sarebbe stato riparato circa un mese dopo perché aveva un pezzo andato che doveva essere ordinato negli States, visto che non si rompeva MAI! :evil:


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 Oggetto del messaggio: Re: Quella volta è successo che ...
MessaggioInviato: 15/11/2009, 18:16 
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Parlando con amici, sto scoprendo che raccontarsi spesso vuol dire trasmettere esperienze 'didattiche' a chi non ha mai vissuto - o valutato i rischi di - certe situazioni.

Qui "l'approdo", inteso come arrivo a terra; mi viene in mente da un episodio, in cui mio padre si "fece" tutti i 6 m di un lightning sotto la carena: era in piedi a prua, in attesa di saltar giù dopo il prua al vento, quando la barca toccò di deriva (pivotante, non sufficientemente alzata) e lui cadde di prua. Il frangente di poppa fece avanzare la barca quel tanto che bastava per fargli rischiare una laparatomia subacquea...

Ok due casi base:

1) arrivo con aria da terra o al max al traverso
Facile, basta un'orzatina e lascare le vele, la deriva non rischia più che tanto, il timone ancora meno; un uomo a prua, basso nel senso di accucciato e ben saldo, salta all'ultimo momento si gira e accoglie la prua resistendo all'abbrivio residuo (se è troppo, non tocca la barca, che 'zucca' sulla spiaggia e chissene..., il timoniere pagherà il caffè...)

2) arrivo con aria (e mare) di lasco poppa, su basso fondale
Solo in condizioni estreme è consigliabile arrivare di prua (avendo magari tolto la randa e governando col solo fioco), con l'equipaggio tutto nel pozzetto, e lasciare che la barca se la cavi da sola, cercando di salvare la poca deriva che resta e la pala del timone (che non va alzata che all'ultimo, pena la rottura per sforzo improprio).
Nella manovra corretta è prevista l'orzata fino a prua al vento. Quello che voglio sottolineare qui è l'importanza della manovra dell'uomo di prua; non deve scendere da prua!, ma:
- deve prepararsi sul lato sopravvento, subito a poppavia delle sartie;
- deve saltare di fianco, solo quando la barca è quasi ferma, poco prima della posizione di prua al vento: in questo modo è certo che la barca non gli scarroccerà addosso alla prima onda;
- deve trattenere/rsi alla barca tenendo in mano la base della sartia (arridatoio, meglio se coperto da tubo plastica o altri ammennicoli) o a una barbetta o gassa fatta apposta per lo scopo. Praticamente l'uomo funge un po' da freno, un po' da perno di rotazione;
- appena è certo di avere piede in acqua (cioè certo di 'toccare'), afferra candelieri o falchetta e scorre fino a prua, senza lasciare mai la barca; se il fondo aumenta troppo, può fermarsi prima di essere arrivato in prua, ma in questo caso l'equipaggio deve essere preparato a scendere rapidamente di poppa e preparare l'alaggio; in condizioni normali tuttavia l'uomo a prua estrema, che trattiene lo strallo o il pulpito, è quasi sempre in grado di garantire il governo della barca (a fermo) finché l'equipaggio ha ammainato tela, assicurato pinne ed è pronto per l'alaggio.

Aggiungo solo che l'uomo di prua deve essere istruito a non fare altro che trattenere la barca, finché il comandante non lo chiama ad altro...

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 Oggetto del messaggio: Re: Quella volta è successo che ... Giorgio Falck
MessaggioInviato: 25/06/2010, 9:51 
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Do una mano su un gommone appoggio; come scuffiano facile! e come è difficile aiutarli, semiimmersi e fermi è delicato avvicinarsi: da sottovento hai spesso le vele, da sopra rischi di montargli addosso; per fortuna la maggior parte se la cavano da soli; molti sono vecchierelli, ma basta ugualmente l'appoggio... morale.

Premiazioni. Vado, non servo a niente, girello un po'. Escono i risultati; aspetto che la folla si diradi e mi avvicino. Accanto a me un signore nerissimo bianco di capelli, molto in forma ma decisamente anziano, gira il primo foglio e borbotta tra sé. Per cortesia, domando com'è andata; lui: "Seconda pagina..". Do un'occhiata e: "Beh, ma la prima è per tre quarti di intestazione e chiacchere varie..!".
Un sorriso a 64 denti, felice come un bambino! Conta e... si ferma sul nome: Giorgio Falck...

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 Oggetto del messaggio: Quella volta è successo che ... troppe prime volte tutte ins
MessaggioInviato: 25/02/2011, 16:28 
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Ancora una volta, riporto a galla questo thread per cercare di sollecitare ricordi dei molti nuovi amici del forum e ‘dragarne’ qui dentro le esperienze, da scrivere – e da leggere - con spirito didattico (“Che cosa ho imparato..?”)

Alcune note di Signor Morgan sull’emozione del “mare aperto” mi hanno sollecitato questo (e altri!) ricordi.

Fine anni ’70, un ex-allievo si presenta alla sede della scuola e mi chiede di aiutarlo a trasferire la sua nuova barca (usata) da Fiumicino a Talamone. Equipaggio: lui (un corso base su derive) io (suo istruttore) e la figlia 13enne (simpatica carina non stupida, nessuna conoscenza di vela e navigazione). La barca: un 7 metri, Cristina di Santarelli, randa e genoa; non conoscevo la barca e quindi il suo comportamento, ma non doveva essere molto diverso da quello di un derivone....
La cosa in complesso non mi piaceva poi troppo, anche se allora non sapevo bene perché; traccheggio dicendo che dovevamo aspettare la fine dei corsi, in settembre, ma alla fine mi son trovato ad accettare.

Conoscevo a menadito la costa che ci sarebbe passata sulla dritta, ma la conoscevo con lo spirito del derivista campeggiatore nautico o del frequentatore di tutte quelle spiagge (il che comunque comporta informazioni preziose); la mia esperienza su cabinati era vicina allo zero, ma tutto sommato barca piccola, meteo buono (condizioni poi verificatesi), compagnia piacevole e responsabile… in fondo si trattava di una bella gita, forse anche di una giornata soltanto.
Il fatto di avere un bulbo sotto la pancia (prima volta per me da responsabile) consentiva i seguenti ridossi: S.Marinella, Civitavecchia, Cala Galera /Porto Ercole, Porto S. Stefano; insomma il salto più lungo era il primo, e con equipaggio inesperto ma fresco e volonteroso non doveva essere un problema…
Non doveva.
Invece, appena usciti prestissimo al mattino incontriamo brezza di terra (che andava benissimo) e mare quasi calmo ma con una fastidiosa onda lunga al giardinetto sottovento (in pratica contraria al vento). E proprio l’entusiasmo e la freschezza dell’equipaggio ha fatto sì che all’inizio tutto sembrasse a posto. Sole, brezza a calare per annunciare il solito girasole che è una benedizione su quella costa….
Ma l’onda lunga, prima di morire, ha fatto strage di equipaggio; il primo è stato il proprietario (stanco per i preparativi che aveva fatto tutti lui?), la figlia lo ha seguito dopo un’ora… e ormai eravamo abbastanza lontani da consigliare di proseguire. Anche se, confesso, mi ero bello e pentito.
Soluzione: chiamo sulla banda CB (non c’era ovviamente un VHF) e ottengo subito risposta da un radioamatore. Do la posizione e lo informo della situazione chiarendo che tutto andava bene e che desideravo soltanto avvertire di una possibile emergenza in caso di ulteriori imprevisti, per inefficienza dell’equipaggio vittima di mal di mare (ero impossibilitato anche ad andare a prua; nessuno di loro poteva tener la barra anche solo per pochi metri).
Ma la chiamata ha sortito un effetto insperato; abbiamo sentito formarsi istantaneamente una catena di postazioni radio lungo il tragitto previsto; ne ascoltavamo e trasmettevamo sempre da e per almeno due; il fatto di aver conversazioni esterne ha tranquillizzato moltissimo (me e) il padre dapprima e poi anche la figlia; la situazione è migliorata tanto da consentirci di proseguire oltre S. Marinella e poi decidere di fermarci solo a Cala Galera (il periplo dell’Argentario in notturna era ormai da escludere).
Ci tengo a ricordare il "negativo per i ringraziamenti" che ho ascoltato qundo ho chiamato per chiudere i contatti radio e ovviamente per ringraziare per l'assistenza morale che era stata anche più efficace del previsto.

Cosa ho imparato?
- che i preparativi stressano troppo, e bisogna guardarsi dalla stanchezza ‘portata’ in barca (ma questo errore l’ho rifatto successivamente, quando lo stanco ero io… :oops: );
- che non è mai il caso di navigare con equipaggio non allenato e/o sconosciuto (ma poi ho fatto lo skipper a pagamento… :oops: :D );
- che il volontariato è una gran bella cosa; e che i radioamatori, anche se digiuni del problema, “si sottomettono” ad esso, ascoltano davvero e si dimostrano pronti ed affidabili;
- non so se ho imparato altro: pronto ad accogliere le vostre critiche ed insegnamenti :oops: :roll: :D .

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 Oggetto del messaggio: Re: Quella volta è successo che ...
MessaggioInviato: 01/03/2011, 1:33 
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Ho letto solo l'argomento di questa sezione ma non vedo l'ora di trovare un pò di tempo per leggerla attentamente e partecipare. Intanto complimenti Tramp per l'idea, credo possa offrire spunti divertenti e allo stesso tempo costruttivi!!
Le figuracce sono sempre in agguato, chi di noi non le ha mai fatte???
Una volta un vecchio pescatore dell'Elba mi disse chiacchierando che "Son pochi quelli che possono dare del tu al mare... e quei pochi non glielo danno". Se fosse o no farina del suo sacco non lo so, ma condivido questa frase in pieno. Il mare, bene che ti va, ti fa fare delle figuracce... bene che ti va!

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 Oggetto del messaggio: Re: Quella volta è successo che ...
MessaggioInviato: 01/03/2011, 9:26 
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Iscritto il: 05/11/2009, 18:02
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Signor Morgan ha scritto:
Ho letto solo l'argomento di questa sezione ma non vedo l'ora di trovare un pò di tempo per leggerla attentamente e partecipare. Intanto complimenti Tramp per l'idea, credo possa offrire spunti divertenti e allo stesso tempo costruttivi!!
Le figuracce sono sempre in agguato, chi di noi non le ha mai fatte???
Una volta un vecchio pescatore dell'Elba mi disse chiacchierando che "Son pochi quelli che possono dare del tu al mare... e quei pochi non glielo danno". Se fosse o no farina del suo sacco non lo so, ma condivido questa frase in pieno. Il mare, bene che ti va, ti fa fare delle figuracce... bene che ti va!


Finalmente qualcuno che dice la verità ;)


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 Oggetto del messaggio: Re: Quella volta è successo che ...
MessaggioInviato: 03/03/2011, 15:43 
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Iscritto il: 12/02/2011, 11:02
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Paddy ha scritto:
Usciti dal porto il mare si è ingrossato, chiedo di ridurre vela per le bimbe e di stare sottocosta in andatura ibrida (motore randa), non c'è gasolio. Skipper al timone vado ad issare, randa piena, genoa con 2 giri, falchetta in acqua, prua verso il largo.



- é vero
che chi va in mare alla nostra maniera (che poi credo sia l'unica compatibile con la passione marinara) preferisce di gran lunga la vela al motore

- capisco
che l'ultima parola spetti sempre allo skipper che ha la responsabilità dell'equipaggio

... ma trovo assurdo che questo, in quelle condizioni, mare grosso, vento forte, bambini a bordo, abbia ritenuto giudizioso partire senza gasolio e optare per una rotta così lunga soprattutto se aveva una vaga idea delle condizioni meteo che avrebbe incontrato nei giorni della crociera che a quanto pare è stata piuttosto una crociata!!
Purtroppo lo skipper è sempre un terno a lotto!!

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