Marinai di Terraferma

Forum dei marinai carrellatori
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 Oggetto del messaggio: L'uomo la bestia e la virtù
MessaggioInviato: 09/07/2019, 19:04 
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Iscritto il: 16/02/2010, 15:13
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E' la prima volta che ci spingiamo così a sud. Navighiamo quel arcipelago, tra Zara e Biograd, ricco di isole, insenature e ridossi, tutti a pochissime miglia, a volte a poche centinaia di metri gli uni dagli altri, che tante volte ho indagato sui portolani.
Però non sono ancora riuscito a trovare una baia deserta, libera e gratuita dove fermarci qualche giorno a riposare. Il nostro è un equipaggio particolare e tolto l'armatore e il comandante, l'età del resto della ciurma sommata insieme non arriva a 20 anni. Nelle nostre lunghe crociere estive navighiamo per un po', ma cerchiamo sempre un ancoraggio ospitale, vicino ad una spiaggia, dove riposare qualche giorno e dedicarsi alle immersioni, ai castelli di sabbia e ai giochi. A titolo gratuito, sa va sans dire.
Da quando siamo qui giù invece, nella profonda Dalmazia non abbiamo ancora trovato una baia con tali caratteristiche.
Abbiamo lasciato con rammarico la splendida baia di Hrvatini, nell'isola semi deserta di Sestrunj per guadagnare Mala Rava, baia più volte raccomandata dai piccoli marinai. Con nostra sgradita sorpresa tuttavia, la baia è ora un grande campo boe, per altro molto vicino ad una base charter, che alla sera si riempie di yacht sovradimensionati ormeggiati ai gavitelli.
Ci spingiamo allora verso l'estremità più meridionale di Iz, che il 777 descrive come baia deserta adatta ad ancoraggi ridossati. La descrizione di questa insenatura - fondale di sabbia, basso fondo che chiude la baia da un lato, lontananza da centri abitati - sembra disegnata proprio per le nostre esigenze.
Invece anche questa volta troviamo una sgradita sorpresa. Gavitelli di dimensioni tali da superare in altezza di almeno mezzometro la coperta di TomTom, adatti evidentemente ai mega yacht che li occupano quasi tutti.
Prendiamo l'ultimo libero per fare il punto della situazione e approfittarne per una pastasciutta. La baia è veramente molto bella e anche se credo che la maggior parte delle barche che la occupa, la abbandonerà prima di sera in favore della marina di Iz, temo che il prezzo della notte al gavitello sia proporzionato alle barche che frequentano la baia.
Il sole è ancora alto e c'è un bel maestrale che permetterebbe un buon traverso verso un porto di Dugi otok, consigliato sul portolano dei marinai di terraferma, mi pare da Giorgio.
Le poche miglia che ci separano dall'isola vengono percorse velocemente mentre l'equipaggio sonnecchia all'ombra delle vele e in breve siamo in vista del paese di Zman. All'interno del porto c'è un ultimo posto libero e due gentili vicini di ormeggio, intuita la natura del mio equipaggio, ci aiutano a prendere la trappa con un venticello in poppa che non facilita l'ormeggio.
Ci siamo. L'accoglienza ricevuta per l'ormeggio mi fa ben sperare per la permanenza e soprattutto c'è abbondanza di acqua dolce in banchina, per cui possiamo anche permetterci di fare un bucato e una lunga, rinfrescante, piacevolissima doccia.
La doccia fredda arriva invece in serata, quando siamo in pozzetto a cenare con il piatto sulle ginocchia. L'esattore, un ragazzo molto cortese e in imbarazzo, ci stampa una ricevuta dal prezzo esorbitante. Si giustifica, si scusa, ci accorcia la barca di un paio di metri, ma sostiene che non può fare diversamente. Come dargli torto d'altronde, per lui quello è solo un modo per racimolare qualche soldo in estate e non è certo lui che decide il tariffario. Per noi tuttavia è improponibile fermarsi qui qualche giorno, tanto più che il porticciolo è grazioso, accogliente, con tutto ciò che serve, ma è più adatto ad uno scalo tecnico, di passaggio, piuttosto che ad una lunga sosta di villeggiatura. Consulto freneticamente il 777 e A basso pescaggio, in cerca di qualcosa di adatto a noi. Un gentilissimo vicino di ormeggio mi suggerisce qualche dritta e mi raccomanda un paio di buoni ridossi da bora. Non capisco il perché, le previsioni da tempo propongono lo stesso menù, identico ogni giorno, quasi a diventare noioso. Il maestrale si alza verso le 11, mezzogiorno e soffia fino alle 8 di sera per poi abbonacciare e permettere splendide serate e mattinate di mare calmo e piatto.
Questo cortese signore invece continua ad indicarmi ridossi da bora. - Qui sotto la costa di Pasman ne trovi molti, ma ricorda che ti serve almeno un'ora per raggiungerli da qui.
Molto bene mi dico, va sempre bene saperlo. Tuttavia io scendo dal Quarnaro e mi convinco che qui giù la bora non l'hanno mai vista.
Chiacchiero ancora un po' con questo personaggio e parliamo della sua barca. Ormai - mi dice - alla sua età non fa più regate, ha modificato la sua barca corsaiola e si dedica alle crociere con la moglie. Violanda e io ci stupiamo un po' di quello che dice perché sembra essere poco più vecchio di noi.
- Ma quanti anni ha, mi scusi.
- 59.
Rimaniamo entrambi di stucco. Ne dimostra almeno 10 di meno. Evidentemente l'aria dalmata conferisce a chi la respira.
La mattinata procede pigra, tra la spesa per rimpinguare la cambusa, un caffè con gli altri vicini di banchina italiani e la preparazione della barca, sventrata per fare il bucato e asciugare i materassi.
Lasciamo sbollire le ore più calde e poi ci avviamo lungo le poche miglia che ci separano dalla meta scelta per la notte.
Una baia deserta, su un'isola deserta poco più a sud. Questa volta non dovremmo sbagliare.
Procediamo di lasco lungo il canale tra Dugi Otok e l'isola prescelta, pigri e lenti. Continuo a sorridere pensando alle raccomandazioni sulla bora del nostro nuovo amico. Forse vedendo un così giovane equipaggio e una barca che sembra una zattera si sarà preoccupato per noi.
Una bella barca, con elegante slancio di poppa e linee antiche procede a farfalla sulla nostra stessa rotta.
Io bordeggio a palla di biliardo lungo le coste del canale per aumentare un po' il vento relativo e rimanere sopra i 4 nodi e anche per curiosare gli anfratti della costa. Ogni bordo calcolo quanto perdiamo o guadagnamo quando incrocio la rotta della bella barca in legno. Potrei sostituire il fiocco con il genoa e aumentare sensibilmente la distanza tra noi e loro. Ma non mi sembrerebbe leale. Soprattutto sono troppo pigro per farlo.
Mi chiedo se anche le altre barche, come faccio io, ingaggino sempre una sfida quando incrociano sulla stessa rotta.
Lui continua a farfalla, io bordeggio e le nostre rotte si incrociano sempre più o meno alla stessa distanza. Tuttavia nell'ultimo bordo il canale devia leggermente e la barca in legno, per assecondare il vento deve necessariamente allontanarsi dalla costa. E' proprio lì, che sfiorando l'estremità meridionale dell'isola deserta, taglio la sua rotta a poppa di un paio di lunghezze, mi infilo nella baia e la risalgo quasi di bolina, lasciandolo decisamente a poppa.
L'equipaggio esulta.
La baia è incantevole e incantata. Un paio di barche dondola all'ancora a nord, davanti ad una spiaggia di sabbia sotto una scogliera che smorza il vento. Invece sul lato orientale un piccolo molo in cemento chiude una spiaggetta verso sud. Naturalmente pescaggio attorno al metro, per cui nessun altro - tranne noi - ne può approfittare. L'ormeggio non è difficile, con il vento esattamente di prua e presto i bambini giocano in spiaggia mentre Violanda e io montiamo la tenda e prepariamo la barca per la notte.
Finalmente.
Finalmente quello che cercavamo. L'ormeggio è perfetto, l'acqua trasparentissima. A sud si intravedono le caratteristiche forme di Kornat e il maestrale comincia già a calmarsi.
Mia moglie e io giochiamo nudi in acqua come adolescenti, mentre i bambini si divertono con la sabbia. Poi mentre lei si asciuga e comincia ad organizzare la cena, esploro un po' il fondo con la maschera in compagnia dei maschi. Sono nudo e nuoto più per curiosità che per altro. Tra un po' andrò a sedermi in pozzetto con una birra temperatura sentina che dividerò con mia moglie. E' un piacevole rituale che attendo ogni giorno con impazienza.
Stasera però il mare è piuttosto vivace. Nugoli di alici e castagnole, gran seole che si muovono sul fondo e saraghi che sembrano impazziti. Poi un paio di orate vengono a nuotare sotto di me, su non più di tre metri, di un fondo che precipita ripido.
Sono provocazioni che non si possono tollerare.
Risalgo velocemente in barca, indosso muta, piombi, i guanti e imbraccio il mio arbalete.
I maschi, fedeli scudieri, mi seguono sul sup, con un bugliolo per raccogliere il pescato.
Di nuovo la stessa scena, come qualche minuto prima. Confusione, disordine e l'orata che nuota sotto di me.
Non è proprio da manuale il mio attacco, ma non ho scelta. Mi immergo fino a sdraiarmi sul fondo, anche se non c'è proprio un buon nascondiglio dove appostarsi, ma un modesto masso, cui mi aggrappo con una mano, mentre l'altra stende la freccia dell'arbalete verso l'orata che rimane troppo lontana. Rimango immobile ma il pesce non è interessato a me. Sono quasi a corto di aria e devo giocare le ultime carte. Picchietto con il calcio del fucile sul masso dietro il quale mi nascondo. L'orata mi ha sentito. Allora lascio sfuggire qualche bollicina dalla maschera e finalmente il pesce si interessa a me e viene a vedere chi o cosa io sia.
Avanti, avanti ancora un po'. L'aspetto nella pesca subacquea è come una partita a poker. Cosa farà il pesce? Verrà ancora avanti oppure non avrà interesse e se ne andrà prima. Sparo anche se è un po' troppo lontano oppure aspetto per vedere se si avvicina, con il rischio che si spaventi o non abbia interesse a venirmi a vedere? L'orata si avvicina, ormai non ho più ossigeno, si avvicina ancora e mi offre il fianco proprio a un metro davanti alla freccia. Non riesco a vedere se l'ho centrata, perché appena premuto il grilletto, mollo tutto sul fondo e risalgo in superficie.
- Allora l'hai preso? L'hai preso?
Io boccheggio e i maschi sono in frenesia, vogliono sapere come è andata la caccia-
- Non lo so.
Prendo fiato e torno sul fondo a recuperare il fucile, con l'orata che si dimena nella sagola della freccia.
Metto fine alle sofferenze del pesce e lo consegno ai bambini, che sono fuori di loro per la cattura.
In neppure mezz'ora, senza allontanarmi troppo dalla barca riesco a centrare due orate e un sarago, che imprudente e impertinente si mette a nuotare proprio davanti alla punta del mio fucile.
Violanda ha già pulito i pesci mentre io mi spoglio e perlustro la zona attorno alla spiaggia. Sopra il molo c'è un uliveto, all'ombra del quale ci sono molti tavoli, panche e un grande forno da barbecue.
Evidentemente il molo serve ai grandi barconi turistici che qui portano i loro ospiti in gita.
Ciò significa che domani l'incanto sarà frantumato da vocianti barbari coperti di crema solare in sandali e calzini.
Poco male. Noi potremo spostarci all'ancora davanti alla spiaggia e riguadagnare il molo per la notte. Nel frattempo ci godiamo questa meravigliosa serata.
Mangiamo il pesce, servito con patate arroste di contorno. Poi ce ne stiamo sdraiati sul molo, a giocare a carte e a contemplare le stelle che diventano via via più luminose nella notte senza luna. Nuvole di minuscole lucciole si accendono nell'acqua quando la superficie piatta e calma viene scossa da un sasso lanciato da un bambino.
Infine piano piano ci rifugiamo sotto la tenda, nelle cuccette in cabina ad ascoltare il lento rumore della poca risacca sulla spiaggia vicino al molo e lo sfregolio del mare dentro la cuccetta. Fenomeno che non ho mai saputo spiegare.

Tutto facile. Il vento a favore, il mare calmo. Troppo facile. La baia incantata, il molo ridossato, l'acqua limpida. Fin troppo facile.
Le orate che si fanno prendere come andare in pescheria, le stelle, la notte calma, i bambini che dormono pacifici nelle loro cabine.
Violanda mi sveglia dopo poco, forse nemmeno un'ora. Non ho l'orologio.
- Ho paura.
- Perché? Di cosa?
- C'è un sacco di rumori, non riesco a prendere sonno.
E' certo, perché sono un idiota. La bassa marea ha messo in tensione l'ormeggio e ora la barca sta stritolando i parabordi contro il molo che guaiscono ad ogni movimento della barca.
Cerco a tastoni la lampada frontale, che naturalmente non trovo. I bambini ci hanno giocato per pescare con la canna e ora sarà abbandonata chissà dove. Prendo la lampada appesa alla tenda ed esco sul molo a lascare gli ormeggi. Prima poppa, poi quando vado a prua sorprendo - o meglio è lui a sorprendere me - un topo che gironzola in coperta.
La bestia si aggira nel cono di luce della lampada, tra le cime e la traversa della barca, finché non trova la via di fuga e con una sorprendente capacità di equilibrio, velocemente scappa a terra lungo la cima. Mi sfugge un'esclamazione di sorpresa e Violanda dalla cuccetta mi chiede cosa succede.
Violanda ha avuto pessime esperienze con i topi durante l'infanzia ed ora ne è semplicemente terrorizzata. Quando ne vede uno perde letteralmente il controllo e urla come le signore dei cartoni animati di Tom e Jerry.
- Cosa era?
- Niente, una bestiola.
- Che bestiola? mi chiede con voce allarmata.
- Mi è sembrata una lucertola. Ora andiamo a nanna.
Mi stendo nuovamente sulla mia cuccia, ma rimango in allarme. Credo che il topo abbia preso più paura di me e ora si sarà sicuramente rifugiato chissà dove. Il crepitio del mare contro la murata mi tiene sveglio ancora un po', ma in breve comincio a navigare con la mente e mi addormento.
Vengo nuovamente svegliato da un tramestio in coperta. Il rumore si confonde con quello della barca e del mare, ma quando afferro la lampada per controllare il pozzetto, riesco a intravvedere una figura che va a nascondersi tra la tenda e il coprigavone aperto della cabina, sulla tuga, proprio sopra la panca dove dorme Emir. Non voglio fare confusione e svegliare Violanda né tanto meno i bambini. Punto la lampada da poppa, in modo da lasciargli la via libera verso prua. Infatti il topo corre e riesco a vedere la coda e le zampe posteriori che si infilano tra la tenda e la traversa centrale, verso prua. Sulla tuga e sulla traversa, restano immonde tracce del suo passaggio.
Mi stendo nuovamente, ma questa volta rimango vigile. Dopo poco la sonno sta per avere la meglio su di me, ma ancora una volta, confusione in coperta mi sveglia e come mi alzo a sedere sulla panca dove sono disteso, noto, inconfondibile sulla traversa di poppa contro l'orizzonte la sagoma scura di una grossa pantegana, la coda lunga, le spalle strette, la testa piccola e le potenti zampe posteriori.
E' troppo.
Balzo in piedi con la lampada in mano e mi affaccio oltre la traversa di poppa, sotto la barra del timone, dove ho visto la bestia correre via. Esploro le coperte di poppa, ma non vi è traccia della pantegana. Poi guardo più sotto e solo qualche centimetro da me vedo la testa del ratto, nascosto nell'incavo della traversa, proprio dove appoggio le mani per reggermi.
Allungo le mani verso la cucina e prendo al volo un coltello, con il quale passo alla cieca tutto l'incavo della traversa. La pantegana balza prima sulla coperta di poppa e poi sulla barra del timone che scende verso poppa, in equilibrio. Io ho la lampada in una mano e le sbarro la strada verso il pozzetto, mentre lei cerca, prima a destra, poi a sinistra di oltrepassarmi per raggiungere la tuga.
Siamo io e lei, l'uomo e la bestia. Sono in ginocchio, girato verso poppa. La lampada in una mano, il timone nell'altra. Lei è accovacciata sulle zampe in equilibrio sulla barra. Le nostre teste sono a pochi centimetri l'una dall'altra. Riesco a contemplare i grandi occhi scuri, sproporzionati rispetto alla testa troppo piccola, così come le zampe posteriori rispetto a quelle anteriori, la lunga coda è simile ad un verme. Non posso non pensare che tutto sommato la dimensione e il verso della pantegana non è dissimile da quelli del cane della mia vicina di casa, che lei coccola e abbraccia come fosse un neonato. La pantegana però è sicuramente più intelligente. Mi riferisco alla vicina.
La bestia si alza sulle zampe posteriori, mi guarda ancora un attimo, poi allunga la zampa anteriore.
- Perché non possiamo essere amici?
Rimango interdetto, non sapevo che le pantegane dalmate sapessero parlare. Ora ho la prova che è più intelligente della mia vicina. Anche lei parla, ma al contrario della pantegana non è capace di stare zitta.
Volanda mette fuori la testa dalla cabina, svegliata dal mio correre per la barca.
- Ma cosa succede?
La bestia approfitta della mia sorpresa e della mia esitazione, ma mentre sto per abassare la guardia intravedo un lampo negli occhi della bestia e le fauci che si spalancano mettendo in mostra gli incisivi pronti a piantarsi sulla mia giugulare. Scosto il timone di scatto con una mano, mentre con l'altra riesco a colpirla con la lampada, l'istante prima che spicchi il balzo verso la mia carotide. Sento solo un gemito e un tonfo sordo nell'acqua buia. Poi più niente.
Oggi l'uomo ha vinto sulla bestia.

Non intendo più tollerare invasioni di ospiti indesiderati. Lascio le cime e lentamente, in silenzio pagaio per allontanarmi dal molo. Quindi cerco il faro d'emergenza nascosto nel gavone del pozzetto e armo l'ancora con la cima corta, quella da 20 metri. Do fondo, ma il ferro precipita a lungo prima fermarsi. Non ho neppure armato il circuito a prua e fisso la cima ad una bitta sul lato, con la cima che scende molto verticale verso il fondo.
Mentre armeggio con le cime, la drizza comincia a cantare.
All'orizzonte lampi ininterrotti illuminano la notte senza luna. Li avevo notati anche prima di addormentarmi, ma sono veramente lontani. Forse addirittura in Italia, tanto che non si sente nemmeno il rumore del tuono. Tuttavia qualcosa nell'aria comincia a muoversi e il mare comincia a farsi increspato. Proprio ora, bestemmio tra i denti. In fondo potrebbe essere solo un po' di brezza notturna dovuta al raffreddamento della terra. Le previsioni davano bonaccia per la notte come per i giorni scorsi. Le drizza cantano sempre più forte e anche Emir si sveglia per chiedere cosa sia questo rumore.
- E' l'albero, vai in cabina a fianco di tua sorella.
La notte è buia e con il faro cerco il molo da cui ci siamo staccati per avere un punto di riferimento. Il molo è sempre lì, ma la brezza si trasforma in breve in vento. Infilo il salmone nella cima dell'ancora e lo lascio filare finché non sento il colpo del ferro contro il ferro. La cima è quasi verticale. Allora armo una seconda ombrello da 8 chili, filo una cima lunga e la lascio lasca, rientro sotto la tenda con la cima lasca avvolta attorno alla mano. Metto l'orologio al polso, sono le 2 e mezza. Tra 2 ore ci sarà luce. Faccio calcoli a mente sulla base del ricordo della sera prima, Tutto sommato il vento tira lungo la costa e l'angolo mi permetterebbe di arare un bel po' prima di andare a scogli. In più il fondo sale sotto costa. Ricordo che ieri pescavo su tre metri di fondo, per cui l'ancora avrebbe modo di aggrappare meglio. L'ancora guardiana rimane lasca e io consulto il tablet per vedere le previsioni del tempo anche su altri siti, oltre a quello che consulto di consueto. Temporali martedì, qualcuno dice da lunedì, ma oggi è venerdì. Ripasso tutte le mie nozioni di meteorologia aeronautica, down draft, wind share, quei temporali sono davvero troppo lontani per influenzare l'aerologia di questa baia. Violanda è tornata nella cuccetta.
- Cerca di riposare, perché se io perdo la notte, domani qualcuno deve stare sveglio con i bambini.
Tuttavia c'è ben poco da fare, l'ancora, pure se precariamente sembra tenere, il motore è già calato e la cima della guardiana è lasca attorno al mio polso. Mi stendo anch'io e ascolto l'incessante e ossessivo cantare delle drizze sull'albero.
Verso le tre e mezza il borbottare di un entrobordo. Una barchetta da pesca esplora la baia con il faro, butta l'ancora, una volta, due, tre. Troppo fondo. Allora esco in coperta e con il faro illumino il molo delle pantegane qualche decina di metri da me. La barchetta si lascia scadere e poi lentamente guadagna il molo. Riesco a vedere i pescatori che scaldano l'acqua in un pentolino sopra un fornello a gas, al riparo dal vento.
Mi stendo nuovamente e chiudo gli occhi. periodicamente controllo la luce della barchetta al molo. Lei rimane ferma, noi pure. Sto quasi per addormentarmi quando uno strattone al polso mi sveglia completamente. Esco e con la mano saggio la tensione della cima dell'ancora. Con un gemito, lungo e prolungato, di chi sta cedendo ad uno sforzo superiore alle proprie forze, l'ancora ara. Non vuole cedere, non vuole deludermi, ma poco a poco, a strattoni, l'ancora ara, finché anche la cima della guardiana va in tensione e insieme bloccano la deriva. Potrei anche lasciare le cose come stanno, ma ormai è quasi chiaro e riesco ad intravvedere la costa e le sagome delle barche alla fonda, i loro alberi svettanti verso un cielo che ormai nasconde le stelle, le loro prue tutte orientate, in fila ordinate verso nord-est, verso bora.
Rido rumorosamente tanto che Violanda mi sente ed esce a vedere cosa succede.
Ora so cosa succede. Io ti conosco mascherina. Ora so chi sei. Tu sei la Mala Bura. Il burin come lo chiamano a Trieste.
E' un fenomeno catabatico di poche ore, normalmente non più di sei. Ti conosco, ti conosco vecchia canaglia, e anche lei per rispondere, dà un altro strattone alla barca che si orienta verso bora e strappa ancora un po' l'ancora. Sono tranquillo e felice. Ora so cosa fare. La Croazia senza la bora è un po' come la Croazia senza aglio, come una birra calda, come una barca senza vele. Sono più di dieci giorni che navighiamo e la bora non si era mai fatta sentire. Mi mancava un po', tanto più che qui in Dalmazia la bora non è violenta come nel Quarnaro. Rinfresca il clima, pulisce l'aria...e ti tiene sveglio.
Accendo il motore, ma non posso governare perché la tenda non mi permette di vedere e non voglio svegliare i bambini. Chiedo a Violanda di mettersi al timone e di seguire alla cieca i miei ordini. Metto la marcia avanti al minimo, poi corro a prua a recuperare le ancore che docilmente salgono in coperta, poi un po' di giri al motore e in piedi sulla coperta a prua impartisco ordini a Violanda che al coperto della tenda obbedisce senza vedere quello che accade.
- Barra a dritta, avanti così, bene, ora al centro, poco più a sinistra, alla via così.
Lentamente zigzaghiamo tra le barche alla fonda verso la gola profonda della baia sempre più ridossata dalla bassa scogliera. Cerco di portarmi quanto più vicino a riva per tirare una cima a terra, perché il fondo è molto profondo. Quando sono pochi metri dalla spiaggia comando il minimo e poi folle. La barca tuttavia non si arresta
- Folle, metti folle.
- Ma è già in folle.
Con un unico balzo, senza toccare la coperta percorro i tre metri e mezzo che mi separano dal motore, scivolando attraverso i montanti della tenda.
- Non è in folle.
- Ma come no? E' su "F".
E' bene spiegare che il nostro fuoribordo ha le marce contrassegnate da tre posizioni: "F" che sta per "forward", marcia avanti; "N" che sta per "neutral" e infine "B". Violanda aveva messo la marcia su "F" che secondo lei stava per "folle". Le spiego come funziona.
- Ma "B" allora? Per cosa sta?
- Sta per "Boia".
Parola che nella liturgia veneta è normalmente seguita o preceduta dall'intero pantheon dei santi del calendario più qualcun altro che sua sventura passa di lì per caso.
Balzo nuovamente a prua. Fortunatamente la brezza ci ha tenuto lontano dagli scogli, riesco ad armare una cima a prua e fissarla a terra. Poi, metto in acqua il sup e porto un'ancora a poppa che sprofonda in un'acqua nuovamente trasparente, calma e piatta .
Ora la barca è al sicuro e possiamo riposare ancora un po'. Le drizze non cantano più e le cicale hanno ripreso il loro ossessivo canto. Violanda è già tornata in cabina, io sistemo alla bell' e meglio la coperta. Guardo l'orologio prima di buttarmi sulle panche del pozzetto. Sono le 6 e 53.
Alle 7 e 13, il bacio lieve e dolce di una panteganina mi sveglia.
- Papi mi fai la colazione?
- Dormito bene bambina mia?
- Io benissimo, e tu?
- Non sai quanto. Ti prendo i biscotti.

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 Oggetto del messaggio: Re: L'uomo la bestia e la virtù
MessaggioInviato: 09/07/2019, 19:16 
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MessaggioInviato: 10/07/2019, 18:24 
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Impazzisco per i tuoi racconti.
E finalmente ti seguo in luoghi che conosco


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 Oggetto del messaggio: Re: L'uomo la bestia e la virtù
MessaggioInviato: 12/07/2019, 11:16 
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contro i topi che salgono a bordo prova ad infilare le cime di ormeggio in imbuti , gli impediscono di camminarci sopra.


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 Oggetto del messaggio: Re: L'uomo la bestia e la virtù
MessaggioInviato: 15/07/2019, 14:03 
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più che una pantegana quello era un canguro. Secondo me saltava a bordo anche a due metri dal molo

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