Marinai di Terraferma

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 Oggetto del messaggio: mulobedanj - pag
MessaggioInviato: 30/03/2014, 11:09 
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Iscritto il: 16/02/2010, 15:13
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Scendendo da Rab verso Pag, il versante da seguire, più conveniente e più sicuro è naturalmente quello occidentale. Toccato il dito di LUN, la costa scende fino a NOVALJA pressoché identica e selvaggia. Un fitto bosco si ferma solo dove cominciano gli scogli e il traffico rimane isolato attorno ai marina di Supetarska Draga e Rab, fino a ridursi quasi del tutto più a sud si scende fino ad incrociare solo qualche peschereccio e rare barche fuori rotta.
Anche se la costa è simile lungo tutta la sua lunghezza, ogni tanto si apre qualche specchio ridossato oppure una baietta nascosta, o addirittura qualche paesucolo, i cui pochi abitanti si interessano per poco della barca di passaggio, alzando la testa per vedere chi sia il nuovo venuto.

Una sera, il mio equipaggio scendeva da Lopar verso sud. La nostra idea era di traversare verso le piccole isole di Silba a Olib e poi da lì proseguire verso sud e un po' il sole che calava, un po' il vento che scemava, dovevamo trovare un ridosso per la notte prima di affrontare le 15 miglia che ci separavano da Silba. Nessuna insenatura mi ispirava più di altre, ma ormai erano tante ore che stavamo per mare e bisognava decidersi. Scapolata una piccola propaggine passammo davanti ad un abitato e ad un molo, sormontato da un muricciolo a picco sul mare, dal quale i ragazzi del minuscolo abitato si tuffavano. Abassai i giri del motore, anche se lo spazio all'interno del porticciolo non sembrava adeguato ad accogliere un catamarano, ma proprio mentre mi guardavo intorno per cercare di capire se andare o restare, un uomo che si tuffava insieme ai ragazzi, mi fece cenno di entrare in porto.
Mi avvicinai col motore al minimo e l'uomo ci mostrò dove accostare al molo esterno, raccomandandosi di permettere ai bambini di fare i tuffi e aspettare ancora una mezzoretta, passata la quale saremmo potuti entrare nel mandracchio e ormeggiare proprio dove i ragazzi salivano sul muricciolo per tuffarsi, tra passere e barchette locali. Non ce lo facemmo ripetere due volte e subito anche Maya si unì alla vociante masnada di ragazzini che si tuffavano dal molo mentre alcune vecchie prendevano il bagno e io sistemavo la barca. Dopo qualche decina di minuti tutta la compagnia sembrava soddisfatta del bagno serale e piano piano, avvolta negli asciugamani, si mise ad assistere alle mie manovre per entrare nel mandracchio. Manovre per nulla semplici per altro, perché il posto a noi assegnato era di sbieco all'entrata, lungo il muricciolo sul molo e una parte della prua usciva dalla “porta” del mandracchio e mi costrinse a gettare l'ancora in mezzo alla spiaggetta racchiusa all'interno del porticciolo. Alla fine comunque, riuscii a concludere la manovra senza accendere il motore.
Alzata la tenda e preparati per la sera, ci avviammo al ristorantino dall'altra parte del porticciolo, per bere una birra e una cedevita.
Le kune nel nostro portamonete permettevano poco di più e qualche spicciolo lo volevo conservare per riempire le nostre taniche di benzina, oramai secche.
Con nostra sorpresa notammo che l'uomo che dal mare ci aveva invitato ad entrare in porto era il gestore della konoba. E fin qui nulla di strano. La cosa che mi sorprese fu il fatto che una volta prese le cime e indicatoci il posto dove ormeggiare, il gentile personaggio sparì senza dire nulla e neppure una volta seduti ala sua konoba non venne a salutarci né a proporci un menù, come è usanza fare nelle konobe croate che offrono l'ormeggio. Spesso il patto è chiaro. Tu ormeggi al mio pontile, però mangi alla mia konoba. Invece questa volta, il gentile signore non si era neppure premurato di indicarci la sua taverna.
Purtroppo il ristorante non accettava carte di credito e gli spiccioli nel borsello, non ci permisero di mangiare. Ci limitammo ad offrire una birra al simpatico gestore e al suo commensale, un signore brizzolato che godeva della serata seduto sotto la bouganville della veranda insieme al gestore. Fatto 30 facciamo 31, tanto gentile sembrava questo personaggio che ci permettemmo di chiedergli come fare per procuraci una decine di litri di benzina per poter puntare sulle piccole isole di fronte a Pag, senza dovere fare scalo nella chiassosa Novalja, - ben al di sotto della nostra rotta e in termini di miglia e di attrattiva - per fare il pieno.
Il gestore della taverna ascoltò la nostra richiesta e senza produrre parola guardò il suo compagno di tavolo, il quale, dopo qualche istante di silenzio rispose.
“10 litri?”
“10 litri soltanto.”
“P osso almeno finire la birra?”
Violanda si offrì di pagare il giro, ma l'anziano signore ci guardò sorridendo e ci disse:“ma se non avete neppure i soldi per mangiare stasera” ed effettivamente c'era poco da rispondere.

La sera, mentre Violanda ed io chiacchieravamo in pozzetto dopo cena, i bambini dormivano e Maya tentava di pescare qualcosa dal muricciolo, illuminata dalla fioca luce di un lampione comunale che donava all'intero porticciolo un'aria romantica e intima. Il mare fuori dal mandracchio batteva lento e le voci sommesse degli avventori della taverna, non disturbavano le onde che rotolavano lente contro il molo e sulla ghiaia della spiaggetta dentro il porto. Ogni tanto il crepitio dell'entrobordo di qualche lenta barca da pesca che andava a gettare le reti.
Il vecchio signore ci raggiunse in barca con due taniche di benzina e ci approssimò il prezzo del carburante, andandosene subito dopo. Ci salutò frettolosamente con la mano mentre già saliva la ripida stradina che saliva all'abitato.

La mattina successiva Maya ed io ci tuffammo in esplorazione del fondale nei dintorni. Poco dopo raggiungemmo Violanda sul bagnasciuga della spiaggetta proprio sotto la taverna. Emir dormiva nel suo passeggino e Yanez giocava. Mentre stavamo lì tranquilli, uscì dalla cucina un paio di donne, reggendo insieme una vasca contenente ogni ben di dio. Pesci di varia pezzatura, scampi, seppie, calamari e non so che altro e si misero a pulire il pesce sugli scogli poco fuori la cucina. Evidentemente le barche che erano uscite la sera prima avevano avuto fortuna.
Mi sono morso le mani più volte per non aver potuto mangiare in quella konoba, perché quelle donne avevano decisamente l'aria di gente che ci sa fare in cucina e quella scena di due signore che curano il pesce sul mare, ancora mi fa venire l'acquolina.

Salutammo il gestore della taverna controvoglia e riprendemmo la nostra rotta, ma mi sono ripromesso di segnalare questo piccolo angolo di paradiso, lontano dalle rotte commerciali. Uno dei pochi posti dove siamo stati accolti nel porticciolo non per divenire clienti, ma soltanto per un gesto ospitale da gente di mare verso gente di mare. Un gesto oramai piuttosto raro.
Spero in questo modo di essermi sdebitato col cortese signore che ci ha portato la benzina e col gestore che ci ha accolto nel porticciolo e di avere segnalato un interessante approdo per chi dovesse incrociare per quei mari.

Io ci tornerò di sicuro.

Nota tecnica:
il versante occidentale della costa di Pag è naturalmente esposto al vento da ponente, ma soprattutto c'è spesso un onda lunga che batte la costa, non essendoci isole davanti a proteggere dal mare. Quando si approda è bene tenere in considerazione queste particolarità. Il mandracchio di Mulobednj è molto piccolo e vi trovano spazio solo piccole unità. Nel porto si respira davvero un atmosfera molto intima e riservata e lontana da flussi di turismo che invece “inquinano” altri centri dell'isola, per cui anche nel caso non ci fosse spazio per ormeggiare i pescatori e gli armatori delle piccole barche locali non mostrano difficoltà se qualcuno dovesse infilarsi davanti o tra di loro per passare la notte.
La spiaggetta non è conveniente per l'ormeggio proprio perché non è sufficientemente riparata dall'onda lunga che vi entra.
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Io mi sacrifico per voi, e questo è il vostro ringraziamento? Ciurmaglia


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 Oggetto del messaggio: Re: mulobedanj - pag
MessaggioInviato: 30/03/2014, 13:56 
voglia eeee di tornare a navigare eeeee?
quando hai intenzione di andare in acqua eee?
quel eee è il tentativo di copiare il linguaggio usato
nel film francese giù al nord l'hai visto?


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